IL CHELYDROS E IL CHERSYDROS. TRE SECOLI DI RICERCA SCIENTIFICA SUL GIGANTE DELL’ERPETOLOGIA EUROPEA
IL CHELYDROS E IL CHERSYDROS.
TRE SECOLI DI RICERCA SCIENTIFICA SUL GIGANTE DELL’ERPETOLOGIA EUROPEA
pp. 308, ISBN 978-88-5534-241-4, 32.00 €, Edizioni Esperidi, Agosto 2026
Il libro. Con l’unica eccezione di Bernard Heuvelmans, lo zoologo fondatore della Criptozoologia, scienza che studia gli animali criptici, “nascosti”, nessuno sembra mai aver proposto una specie ofidica che si prestasse a incarnare il Serpente Gigante di cui erano piene le leggende e le tradizioni di un continente come l’Europa, in cui, a differenza di altri continenti, non esistono (o piuttosto non esisterebbero?) Ofidi di dimensioni gigantesche. Eppure, è un dato di fatto che, della presenza in Europa di un enigmatico Serpente in grado di raggiungere dimensioni spropositate, avessero parlato molti Autori, anche famosi e autorevoli, in tutte le epoche. A occuparsi per primo da un punto di vista scientifico dell’Ofide in questione, lo stesso di cui 150 anni dopo avrebbe parlato Heuvelmans, era stato lo zoologo francese Jean Hermann, che alla fine del XVIII secolo aveva studiato l’animale, classificandolo; a lui si sarebbe poi affiancato il suo connazionale Geoffroy Saint-Hilaire che, a poco più di un ventennio di distanza, avrebbe classificato un’altra specie, strettamente affine, dall’areale più orientale. I due Ofidi, studiati da Hermann e da Saint-Hilaire e attualmente a malapena citati nei trattati specialistici, sono quelli che, ben più di ogni altro, si prestano a essere individuati come protagonisti delle narrazioni, dal sapore spesso leggendario, che in Europa riferiscono di Serpenti di enormi dimensioni. Cito ancora, tra i molti altri Ricercatori il cui lavoro è stato minuziosamente esaminato nel presente volume, tre personaggi che sembrerebbero ‘inattesi’ nel campo dell’erpetologia: i salentini Giuseppe Costa, Giuseppe Scarzia e Giulietta Livraghi Verdesca Zain. Si tratta di tre Autori dalla variegata ed eterogenea preparazione culturale (docente di agronomia il primo, medico mancato il secondo e antropologa la terza), dietro a ognuno dei quali c’è un mondo intero da scoprire. Essi hanno posto, uno dopo l’altro, i tasselli con cui hanno dichiarato rispettivamente: in primo luogo l’esistenza, in Salento, di un non meglio precisato Serpente in grado di raggiungere dimensioni gigantesche (Giuseppe Costa); quindi, la presenza locale di una specie ofidica di cui gli Erpetologi negavano l’esistenza in tale contesto geografico (Giuseppe Scarzia); infine, a completare il mosaico, la corrispondenza del Serpente Gigante di cui aveva parlato Giuseppe Costa con quello chiamato localmente Sacàra e la sua identificazione puntuale con quella specie la cui esistenza in Salento era stata attestata da Giuseppe Scarzia (Giulietta Livraghi Verdesca Zain). Il presente volume, a partire dalle ricerche svolte da Autori sia antichi che, come i suddetti, poco meno che attuali, fissa un percorso coerente che permette di delineare i vari passaggi che hanno portato nel tempo alla rarefazione prima, e alla scomparsa poi, non solo nell’ambito geografico considerato, di questo essere vivente, la cui presenza sembra essere stata eradicata anche dal ricordo collettivo, in una damnatio memoriae che ha fatto sì che tale misteriosa creatura sembrerebbe non esservi mai esistita.
L’autore. Il salentino Sandro D’Alessandro, dottore forestale, già Commissario Capo del Corpo forestale dello Stato e attualmente Ufficiale Superiore in congedo dell’Arma dei Carabinieri - Ruolo Forestale, è un appassionato cultore dell’ambiente naturale nei suoi molteplici aspetti e nelle sue complesse interrelazioni. Libero ricercatore, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche afferenti a svariate tematiche e discipline. La prima di esse è stata “Variazioni biochimiche in piante di Abete bianco soggette a piogge acide simulate”, estratto della sua tesi di laurea che fu pubblicato sul n° 48/1993 de “L’Italia Forestale e montana”. Tale lavoro di ricerca permise di accertare l’esistenza di uno scenario nuovo, ben più complesso del previsto, oltre che per certi versi inaspettato, che emergeva dalle variegate risposte della componente vegetale alle modificazioni apportate da suddetto fenomeno. La sua ricerca in campo ambientale si è poi concretizzata in molteplici pubblicazioni aventi per oggetto elementi sia della flora che della fauna, locale e non solo, nelle loro caratteristiche e peculiarità. Si segnalano al proposito, tra gli altri, gli articoli “La Quercus suber a Brindisi - una presenza anomala, un’ecologia di confine”, “Oriundi d’oriente”, “La Testuggine terrestre salentina”, “Cause di instabilità nelle pinete costiere di Pino d’Aleppo”, tutti pubblicati sia in forma cartacea che online su Riviste tecnico-scientifiche del settore ambientale. Per la sua importanza si segnala, nella primavera del 2014, la pubblicazione de “Il mimetismo nel Geco comune” che descrive per la prima volta in assoluto tale caratteristica prima di allora mai citata né tantomeno documentata, del piccolo animaletto pure così frequente e conosciuto. Tra i libri a sua firma, oltre ad apporti in volumi scritti in collaborazione con altri Autori, si citano “La Vallonea Quercia di Chaonia” (2002); “Il Serpente simboli miti ed etologia - dalla Sacàra con le corna al Malpolon in Terra d’Otranto” (2015); “Il Lupo e altri Lupi” (2019). È attualmente in fase di pubblicazione “Il Chelydros e il Chersydros”, serie di libri a sua firma nell’ambito della quale sono già usciti, per Esperidi, il vol. 1, dal titolo “Il Serpente Gigante della tradizione - La Sacara, la Biddina, la Colovia” (2025), e il vol. 3, dal titolo “Il serpente antico, San Paolo di Tarso, L’isola di Cefalonia e Galatina” (2025).