TEATRO DIALETTALE LECCESE. "Per divertire me stesso..."

Raffaele Protopapa (a cura di Anna Maria e Francesco Protopapa)

Teatro Dialettale Leccese “…per divertire me stesso”

pp. 456, b/n, 4 immagini, ISBN 978-88-97895-79-4, € 25.00

Edizioni Esperidi, Aprile 2016

ESAURITO PRESSO L'EDITORE

 

25,00 €
Tasse incluse


Il libro: I figli di Raffaele Protopapa, Anna Maria e Francesco, hanno curato la pubblicazione di una raccolta di dodici opere, scritte tra il 1925 e il 1984, tra cui “Le mbrogghie te lu Requenzinu” (1925), “La Furtuna” (1944), Lu Rre de Lecce” (1984).

Quando si parla di teatro dialettale leccese il pensiero corre immediatamente a Raffaele Protopapa che è il più noto commediografo salentino di tutti i tempi. La sua produzione ha attraversato quasi tutto il ‘900 e le sue opere hanno sempre incontrato il plauso del pubblico, da quello di una parrocchia a quello più esigente dei grandi teatri di Lecce e del Salento. “Il teatro di Protopapa  – ha affermato Mario Schiattone è ormai entrato nella tradizione; non si può risalire ad altre forme del teatro nel Salento se non in modo episodico”.

Raffaele Protopapa (Lecce 1907-1995) si accosta giovanissimo al teatro, come attore ed autore, dando subito un taglio ben preciso a quella che sarà la sua produzione di commediografo, nella scelta dei personaggi e del dialetto, la lingua usata. A soli diciassette anni scrive “Lu Requenzinu e le ciàpezze”, dove compaiono i personaggi - che mai più abbandonerà - di Pati Cenzi, Tora e Requenzinu Cannetta. Successivamente studia presso il Conservatorio di Napoli e poi diviene dipendente delle Ferrovie del Sud-Est, ma continua la sua attività teatrale nella Compagnia Stabile “A. Casavola”.

Nel 1944 scrive “La Furtuna”, sicuramente la sua opera più nota, che è stata la prima ad essere pubblicata nei primi anni ‘60. Nel 1950 scrive “L’Ancura”, unica sua opera drammatica in vernacolo. La sua passione per il teatro non gli impedisce di essere un impiegato modello tanto da meritare la Stella al Merito del Lavoro. Da allora ai suoi impegni aggiunge anche il compito di Console dei Maestri del Lavoro di Lecce, che svolge fino a due anni dalla sua morte.

Nel 1964 scrive “La ‘Uardia”, tornando anche a recitare con maggiore assiduità nell’Associazione “Piccolo Teatro di Lecce”, di cui è fondatore. In quegli anni la stampa prende atto che sta nascendo un teatro tutto salentino, tutto leccese, a cui Protopapa, ormai pensionato, può dedicarsi completamente. Nascono “L’Acchiatura”, “Lu Senatore”, “Filippu e Panaru” ed altre commedie, numerosi atti unici e sketch. Il primo sketch fu “La pizza alla margherita”, che è rimasto nella memoria di molti leccesi per la magistrale interpretazione dello stesso Protopapa e di Mario Perrotta al Teatro Politeama Greco di Lecce. Collabora inoltre alla trasmissione “La Caravella” della RAI regionale.

Le sue opere, scritte prevalentemente in dialetto leccese, (ma ha prodotto anche opere in lingua) sono state e sono rappresentate in tutto il Salento ed anche all’estero, presso le comunità salentine. I suoi personaggi, secondo Buja, “potrebbero definirsi il distillato della «leccesite» con pregi e difetti della piccola borghesia e del popolino leccese.

Nel 1974 pubblica la sua prima raccolta di opere. Nel 1977 è socio fondatore dell’associazione “Amici del Salento”, attraverso cui promuove la prima rassegna di teatro dialettale salentino, convinto che fosse necessario incoraggiare giovani autori a cimentarsi con il teatro dialettale. Nel 1983 pubblica “Il pastorello di Montevergine” e fra il 1990 e il 1992 pubblica altri tre volumi delle sue opere. Nel 1994 pubblica il volume “Teatrino”, raccogliendo alcune delle opere da lui scritte per gli scolari di sua moglie Lina: “poiché aveva in casa qualcuno che conosceva il mestiere non doveva fare altro che «ordinare» opere teatrali «su misura»”.

Ha detto di sè: “Mi si chiede spesso com’è che sono diventato scrittore di teatro. Non lo so neanch’io. È un “vizio” che ho contratto da ragazzo. A togliermelo non sono valsi né la mancanza di tempo, né i disagi degli anni di guerra, né i normali “grattacapi” familiari, né il mio disordine permanente, né la mia congenita distrazione, né la spesa per la carta (mai recuperata!). Mi si domanda, ancora, perché ho scelto lo stile umoristico. Questo lo so: per divertire me stesso”. Fino alla sua scomparsa, avvenuta il 10 maggio 1995, Protopapa non ha mai abbandonato il suo “laboratorio” di commediografo.